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L’Erasmus raccontato da Alice Solmi nel libro “La signorina del pane raffermo”

Il legame profondo che unisce Italia e Spagna è stato più volte analizzato e raccontato, soprattutto dal punto di vista storico. Cogliere in dettagli apparentemente banali i segni di questa affinità elettiva è sempre fonte di meravigliato stupore. A Salamanca, per esempio, raccontano che chi non riesce a individuare una rana scolpita su uno dei teschi che adornano la facciata di uno dei palazzi universitari non porterà a termine gli studi. Stessa sorte toccherebbe agli studenti bolognesi che dovessero avere l’ardire di salire in cima alla Torre degli Asinelli prima dell’agognata laurea: anche loro finirebbero nel limbo degli eterni studenti.

L’università di Salamanca, meta preferita in Spagna per gli Erasmus che studiano lingue straniere

Questa e altre leggende metropolitane che rendono così vicine Bologna e Salamanca avrà sentito Alice Solmi, studentessa in entrambe le università, due delle più antiche e prestigiose d’Europa.

Il libro sull’Erasmus di Alice Solmi

Alice, partita per la Spagna per studiare lingue straniere, ha deciso di raccontare al rientro in Italia la sua esperienza Erasmus nel romanzoLa signorina del pane raffermo”, edito da CSA Editrice. Come sempre quando si parla di Erasmus, l’esperienza è solo un pretesto per raccontare un percorso di formazione e il libro si trasforma in un diario di viaggio, in un racconto che è una scoperta di sè e un dialogo con il mondo.

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Il mondo oltre la linea, il libro sull’Erasmus di Tomaso Bisol

Passano gli anni, cambia l’università ma l’attenzione e l’affetto con cui si ricorda l’esperienza Erasmus restano immutati. Rinnovato nel nome, il progetto Erasmus ora si chiama Erasmus + “Plus” e abbraccia tutti i programmi dell’Unione Europea che riguardano la formazione sia dei giovani che degli adulti. Quello che rimane invariato è lo spirito Erasmus e il desiderio di raccontare l’esperienza vissuta all’estero, come ha fatto Tomaso Bisol nel suo libro Il mondo oltre la linea. Ne parliamo direttamente con l’autore, ospite di Europeme per un’intervista sulla sua esperienza Erasmus.

Tomaso,  quando e perché hai deciso di fare l’Erasmus? E come hai scelto la destinazione?

Ho fatto l’Erasmus nel 2000/2001 per 9 mesi e non saprei dire bene il perché. Forse perché alcuni amici l’avevano fatto ed erano contenti, perché avevo voglia di cambiare aria per un po’, perché mi è sempre piaciuto viaggiare e vivere in un’atmosfera internazionale… o forse semplicemente perché mi andava di farlo!
Le destinazioni a disposizione non erano moltissime. Io ho scelto la mia – Aberystwyth, in Galles – perché è una piccola città, in Gran Bretagna e perché un paio di amici me ne avevano parlato bene, e alla fine ha vinto il ballottaggio con Helsinki.
E poi, diecimila abitanti, ottomila studenti, 40 pub… non l’avresti scelta anche tu?

Forse l’avrei scartata per il clima… com’è stato l’impatto al tuo arrivo? Così come te lo aspettavi?

Ti cito due frasi del libro che rispondono a questa domanda:

“Non mi aspettavo nulla di preciso e così ora non sono capace di sentirmi sorpreso, ma riesco benissimo a essere confuso […]
La stanza mi circonda, mi osserva, e io osservo lei lasciandomi circondare. È raccapricciante, ma non ho voglia di farci caso.”

Il mondo oltre la lineanon racconta una storia vera, ma in alcune parti ci va molto vicino e l’impatto al mio arrivo è una di queste.
Ti posso dire che tutti i timori naturali del pre-partenza (troverò amici nuovi? Mi mancherà casa? E se poi non mi piace?) sono evaporati in un attimo. Credo che sia normale, quando il tuo problema principale diventa andare alla ricerca di un cuscino o decidere cosa e con chi mangiare la sera.
Ah, e poi Aberystwyth è proprio bella! Il ricordo del lungomare con la vista sulle colline è sicuramente uno dei più forti. Era addirittura sereno quel giorno…

Come valuti la tua esperienza, dal punto di vista accademico e non solo.

L’Erasmus è sempre associato alle feste e in fondo anch’io nel mio libro ne parlo parecchio, ma in Galles ho fatto anche 7 esami e metà della mia tesi, quindi è stata un’esperienza molto soddisfacente dal punto di vista accademico. I corsi erano molto più brevi e diversi rispetto quelli a cui ero abituato, e così anche il rapporto tra studenti e professori (molto più cordiale). Venivamo valutati non solo per il risultato di un esame, ma anche per una ricerca (essay) che era obbligatorio consegnare, alla fine era più facile prendere un buon voto, ma forse si imparava anche di più. Anche l’esperienza della tesi è stata molto positiva: per la prima volta qualcuno mi trattava da ricercatore e non da studentello che deve solo eseguire ordini.
Per tutto il resto… ci vorrebbe un libro intero! Però ho imparato un sacco di cose, soprattutto che quello che io chiamo “normale” per altri può essere strano – e viceversa. Di sicuro sono tornato a casa un po’ diverso. Un po’ più grande, credo.

Quando sei tornato ha vissuto la sindrome del post-Erasmus? L’hai superata?

Chissà se l’ho superata adesso, dopo 14 anni? Secondo me chi non la vive non è mai partito, altrimenti non credo sia possibile tornare e non sentire la mancanza di un mondo tutto nuovo in cui la vita per un anno scorre a un’altra velocità.
Appena tornato mi sono iscritto alla sezione di ESN (Erasmus Student Network) della mia città, Padova, e ne sono diventato presidente per un anno. Poi ci ho preso gusto e ho fatto anche il presidente di ESN Italia e alla fine pure il Network Administrator di ESN International. ESN è un network splendido, che un po’ in tutta Europa contribuisce a rendere l’Erasmus un’esperienza unica organizzando tantissime attività e dando supporto quando serve.
Ancor oggi ogni tanto passo a salutare i fantastici ragazzi di ESN Padova – mi chiamano affettuosamente il Nonno, bontà loro – e un po’ di nostalgia mi viene. ESN è decisamente un buon rimedio contro la sindrome.

Perché hai deciso di scrivere un libro sull’Erasmus? Di che cosa parla il tuo libro?

Penso che scrivere sia un modo per liberarsi di qualcosa. Ho cominciato per far uscire un po’ di sentimenti che avevo dentro, e in effetti all’inizio l’avevo immaginata come una storia quasi autobiografica, ma poi ho cambiato idea. Così ho tenuto buono lo sfondo reale (quasi tutti i luoghi descritti esistono e sono proprio così, anche perché i panorami del Galles sono una meraviglia della natura) e ci ho costruito una storia verosimile ma non vera… però ammetto che alcuni episodi reali erano talmente belli che li ho tenuti tali e quali. Basta che nessuno mi chieda quali!
La storia ha per protagonista un ragazzo di cui non si sa molto: non ha una nazionalità, non ha un nome e non ha un’età, perché volevo che il mondo “prima della linea” – cioè quello al di fuori dell’Erasmus – non avesse un ruolo nel racconto. Tutto si svolge nel mondo “oltre la linea” immaginaria che lo separa da ciò che c’era prima, un mondo in cui giorno dopo giorno scopre cose, persone e pensieri che il ragazzo non conosceva. Al di là degli episodi, credo sia questo ad accomunare tutti gli Erasmus: legami forti che nascono da piccole esperienze quotidiane e un senso di condivisione che è difficile provare nel mondo “normale”.
Mi piace pensare che alla fine sia una storia in cui qualunque ex-Erasmus si può riconoscere.

Consiglieresti a un giovane di andare all’estero?

Consigliare? No, lo obbligherei proprio! Scherzi a parte, sì e senza alcun dubbio. Un’esperienza all’estero apre la mente, cancella molti stereotipi (altri li conferma in pieno) e dà nuove opportunità, a prescindere da dove si va. E tristemente l’Italia da un po’ di anni non è un paese per giovani… mentre il mondo è pieno di Paesi dove vale la pena di andare a curiosare un po’.
Per fortuna oggi viaggiare costa meno, soprattutto in Europa. Quindi… giovane, fai la valigia!

Ringraziamo Tomaso per aver condiviso con noi la sua esperienza. Per avere maggiori informazioni sul suo libro: https://play.google.com/store/books/details?id=l2z9CAAAQBAJ&source=ge-web-app 

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Erasmus istruzioni per l'uso

Intervista a Isabella Ricco’, autrice di Erasmus, istruzioni per l’uso

EuropeMe intervista Isabella Ricco’, che ha pubblicato di recente Erasmus, istruzioni per l’uso. Le abbiamo chiesto com’è nato il libro e di raccontarci la sua esperienza all’estero.

Perché hai deciso di fare l’Erasmus? Come hai scelto la destinazione?

Ho deciso di fare l’Erasmus perché sentivo di non poter rinunciare a una simile opportunità. Come studentessa di antropologia vivere in un contesto differente dal proprio, apprendere una nuova lingua e scoprire una nuova cultura è stata la miglior ricerca sul campo che potessi fare in quel periodo. Pensavo, inoltre, fosse un’ottima occasione per mettere alla prova la mia capacità di adattamento, oltre ad approffittare dell’opportunità di vivere una vita diversa. Sono stata a Madrid per 10 mesi. Quando feci domanda per la borsa la Spagna era la mia seconda scelta. Non rientro, quindi, tra i milioni di studenti italiani che già dal principio avevano idealizzato (a ragione) questo paese per il suo clima, l’ospitalità e la sua vicinanza culturale con l’Italia (e forse anche perché la birra costa un euro), ma ho dovuto ricredermi.

Come definiresti la tua esperienza?

Dire che è stata una bellissima esperienza sarebbe usare un eufemismo senza peraltro trasmettere quello che realmente rappresenta. Per quanto mi riguarda è stata una delle scelte migliori che abbia fatto nella mia vita, nonché un trampolino di lancio per quello che sto facendo ora.

Come hai superato la sindrome del post Erasmus?

Non credo di averla mai superata, non per niente vivo ancora all’estero per buona parte dell’anno. A parte gli scherzi, la “crisi” si supera: il tempo, gli amici e la routine ti permettono di tornare alla normalità, però il ricordo nostalgico di quella realtà-irreale penso faccia davvero fatica a svanire e alla fine è bello così.

Com’è nata l’idea del libro?

È nata proprio per superare il post Erasmus. Sentivo che avevo bisogno in qualche modo di riallacciarmi a quell’esperienza. In commercio vi erano per lo più libri autobiografici sull’Erasmus, ho pensato potesse servirne anche uno che spiegava come funziona l’Erasmus e, soprattutto, perché funziona.

Di che cosa parla Erasmus, istruzioni per l’uso?

Come dice il titolo (forse erroneamente troppo accademico) è una guida per coloro che vogliono capire cosa vuol dire fare l’Erasmus. Ripercorre i suoi step (spesso con una buona dose di ironia), rievocando parte delle sensazioni che molti di noi hanno provato: paura, ansia, euforia, agitazione, delirio, dramma esistenziale al ritorno… Si parte dal pre-partenza per arrivare alla crisi post Erasmus, passando per l’infernale burocrazia, la scelta della meta, le esperienze multiculturali, le ridicole figure ed altro ancora. Riporta anche stralci di interviste a diversi ex Erasmus e consigli pratici con alcuni link interessanti. Se, per chi ancora non è stato in Erasmus può essere utile per capirne l’essenza, per tutti gli altri servirà a risvegliare i loro ricordi.

Quanto l’Erasmus ha condizionato la tua vita ‘successiva’?

Tantisssimo, non solo perché la mia già spiccata tendenza verso “l’esotico” e l’abbandono della routine si sono accentuate in modo esponenziale (forse patologico), ma soprattutto perché è grazie a questa esperienza che ne sono venute altre. Ho vinto una borsa di studio per approfondire la tesi all’estero presso l’Università Rovira i Virgili di Tarragona e proprio qui sono stata accettata per il dottorato. Se non ci fosse stato l’Erasmus, non avrei saputo lo spagnolo così bene per svolgere una tesi in questo paese e forse non avrei nemmeno avuto il coraggio di cambiare vita totalmente e all’improvviso. L’Erasmus, oltre ad essere incredibilmente formativo accademicamente e personalmente, è anche un periodo di rodaggio per permetterti di capire se l’Europa (e non solo il tuo paese natale) è il posto che fa per te.

Studiare all’estero è un’esperienza che consigli a tutti?

Ti rispondo con una citazione dal mio libro:

Forse l’Erasmus non sarà vissuto da chiunque con tanta passione e forse non tutti sono adatti a farlo, lo sconsiglio, infatti, a chi non sopporta l’idea di abbandonare la propria casa e i propri amici, di lasciare una vita statica, che però li soddisfa davvero, li appaga, li completa. Coloro che vivrebbero come un trauma l’allontanarsi dalle proprie abitudini, a loro non lo consiglio. A tutti gli altri, invece, quelli che hanno pensato a questa possibilità almeno una volta nella vita e per il momento l’hanno congelata in un limbo nascosto della loro mente, sperando di prenderla in mano quando ne avranno il tempo, la voglia e il coraggio, consiglio di accendere il computer, guardare i bandi e fare domanda. Di farla ora, senza pensarci troppo, senza porsi i problemi di quello che comporterebbe. Di farla come se stessero chiedendo al destino se questa è la loro strada e l’unica cosa che in seguito dovranno fare è solo aspettare che questo gli risponda.

Cosa pensi dei “cervelli in fuga”? Credi che ci sia spazio per i giovani che hanno vissuto all’estero e vogliono rientrare in Italia?

Penso che nel contesto storico nel quale stiamo vivendo venga quasi naturale pensare di spostarsi, soprattutto per chi come me si occupa di antropologia (campo in Italia quasi del tutto sconosciuto con l’eccezione del mondo accademico, anch’esso particolarmente drammatico). All’inizio parti sperando di ampliare le tue conoscenze, essere più competitivo, avere maggiori possibilità. In un secondo momento ti chiedi se tornare valga davvero la pena, quando in altri contesti ti senti più stimolato, incoraggiato e ricompensato. Non penso nemmeno che la soluzione sia quella di andarsene tutti, spero che al mio ritorno per me ci sia spazio, anche se purtroppo ne sono sempre meno convinta.

Erasmus istruzioni per l'uso

Erasmus, istruzioni per l’uso: i consigli di Isabella Ricco’

Partire per l’Erasmus non e’ piu’ un’avventura misteriosa e temeraria. Grazie ai libri che raccontano l’esperienza, sotto forma di romanzo, diario o manuale, chi sta per affrontare un periodo di studio all’estero (o semplicemente e’ alla ricerca di informazioni sul progetto universitario) puo’ farsi una cultura girovagando per librerie reali e virtuali.

Ai titoli già pubblicati e recensiti da EuropeME, si aggiunge il recente Erasmus, istruzioni per l’uso di Isabella Ricco’, pubblicato da Galassia Arte Editrice a fine 2012.

Il libro ripercorre le differenti fasi che caratterizzano l’esperienza Erasmus (pre-partenza, arrivo, incontri, università…), intervallate da interviste a studenti ed arricchite  da una serie di link e consigli che potrebbero essere utili a chi si accinge a partire zaino in spalla!

Maggiori informazioni su Erasmus, istruzioni per l’uso sul sito http://erasmusconsigli.wordpress.com/ e sulla pagina facebook https://www.facebook.com/ErasmusIstruzioniPerLuso.

Erasmus istruzioni per l'uso

goodbye mamma libro ebook

Goodbye mamma: l’e-book per chi vuole andare all’estero

E’ stato pubblicato da poche ore il libro in formato e-book Goodbye mamma! Idee, consigli, esperienze di chi ha deciso di lasciare l’Italia.

Goodbye mamma è un collettivo formato da autori e collaboratori che hanno studiato e lavorato all’estero. Molti di loro non sono più rientrati in Italia e condividono esperienze, analisi e consigli utili a chi sta pensando di espatriare: giovani, famiglie, pensionati, ricercatori… per tutti loro è disponibile il sito web, con link e informazioni pratiche e il libro (il primo capitolo si può scaricare gratis dal sito in formato e-book: Goodbye mamma).

Buona lettura a tutti!

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borse di studio intercultura

Studiare all’estero con Intercultura: iscrizioni entro il 10 novembre

Scade il 10 novembre 2012 il bando di Intercultura destinato agli studenti delle scuole superiori di tutta Italia. Le borse di studio disponibili sono diverse centinaia e hanno una durata che varia da poche settimane a un intero anno scolastico.

E’ possibile iscriversi direttamente on line tramite il sito di Intercultura.

Intercultura è un’associazione di volontariato fondata nel 1955. Si dedica alla promozione e alla diffusione di scambi scolastici, inviando ogni anno quasi 1500 studenti a studiare e vivere all’estero.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale:

Intercultura

borse di studio intercultura

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Concorso su Facebook per celebrare 25 anni di Erasmus

Sbarca su Facebook l’ultimo concorso dedicato agli studenti Erasmus: fino al 30 aprile 2012 si può partecipare al contest organizzato dalla Commissione Europea per festeggiare il venticinquesimo anniversario del programma di studio universitario, nato nel 1987.

Gli studenti ed ex studenti Erasmus devono raccontare, usando qualsiasi mezzo – testo, immagini, video – la loro esperienza. Tra tutti i partecipanti verranno scelti 10 finalisti che saranno poi votati su facebook.

Ai vincitori del concorso andranno i seguenti premi:

  • 1° – tablet pc
  • 2° – lettore mp4
  • 3° – fotocamera digitale

Maggiori informazioni sul sito ufficiale:

http://ec.europa.eu/youthonthemove/news/2012/02120229-facebook-contest_en.htm

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Andrea Atzori: un libro per condividere il mio Erasmus in Estonia

Andrea Atzori ha scritto Brogliaccio del nord. Peripezie di uno studente Erasmus in Estonia. Il libro, nato dal blog/diario di campo tenuto da Andrea durante i suoi mesi di Erasmus, è stato pubblicato nel 2011 dalla casa editrice CUEC ed è disponibile anche in versione e-book.
EuropeME ha intervistato Andrea per saperne di più del libro e della sua esperienza di studente Erasmus.

Perché hai deciso di fare l’Erasmus?

Nel mio libro uso un’espressione: ‘baratro di prospettive’. Quando ti ritrovi nella tua città di sempre, nella tua vita di sempre, studente fuori corso in un’università che ti tratta come un numero e non come una persona, senza più sapere quello che fai né perché lo stai facendo, e senza vedere la benché minima silhouette di un futuro plausibile nei tuoi giorni a venire, be’, forse è ora di cambiare aria.

Come mai hai scelto come destinazione un paese dell’Est?

Errata corrige. Paese del nord, di lingua ugro-finnica come il finlandese, e molto più vicino alla Scandinavia in moltissimi sensi più che alla sempre cara Mother Russia.
Come mai? A me piace pensare che le coincidenze non esistano. È talvolta una macabra roulette quella della scelta delle destinazioni Erasmus. Ti danno un foglio e una lista di mete, e tu lì seduto devi metterle in ordine di preferenza. Mettere in ordine di preferenza città e nazioni, universi di complessità e altrettanti universi di prospettive per te e la tua vita, non è una cosa facile. Personalmente volevo il nord, con tutto ciò che questo comportava, e dalla mia lista hanno estratto Tartu, Estonia. Mi è andata più che bene, e ho accettato. Non me ne pento.

Come definiresti la tua esperienza?

Fondamentale, fondante, seminale, imprescindibile, e sopratutto irripetibile. Basta? ;)

Come hai superato la sindrome del post Erasmus?

Dalle mie parti si direbbe: “come fanno a Bosa”. E uno si chiede, “e come fanno nella ridente cittadina di Bosa?”, e tu rispondi: “quando piove lasciano piovere.”
L’Erasmus ti insegna non solo la rinascita, ma anche l’addio. Questa è la lezione più preziosa, perché ti mette nella necessaria condizione di reinventarti, ancora una volta.

Com’è nata l’idea di raccontare la tua avventura in un libro?

È nata là, studente avventuriero padrone ritrovato della propria vita. Ho sentito il bisogno di condividere, di raccontare, giorno per giorno, e ho scritto un blog. Quel blog è poi divenuto un libro.

Di che cosa parla il romanzo?

Definirlo un romanzo è forse un azzardo, come il titolo forse suggerisce. Lo scritto è ancora un diario, e parla di una cosa molto semplice e altrettanto incredibilmente complessa: Vita.

Quanto l’Erasmus ha condizionato la tua vita ‘successiva’?

In maniera inquantificabile. Come già detto, mi ha dato la possibilità di reinventarmi, di rinascere, e facendo ciò di scoprire realmente chi fossi, e cosa volessi dalla mia vita.

Studiare all’estero è un’esperienza che consiglieresti a tutti?

Credo che dopo quanto detto la risposta a questa domanda risulti superflua per i gentili lettori. Ovvio, tutti dovrebbero fare l’Erasmus, tutti dovrebbero fare a loro stessi (e al mondo) questo regalo. E se qualcuno è in dubbio riguardo al partire o al non partire, be’, mi piace pensare che il mio libro possa aiutare a prendere la decisione.

Come vedi l’Italia di oggi? Credi che ci sia spazio per i giovani che hanno vissuto all’estero o la fuga dei cervelli è inevitabile?

Domanda difficile. Posso solo parlare della mia esperienza, esperienza di un cervello che dopo aver vissuto di puro ossigeno, è tornato e rischiava di soffocare. La nostra patria non ci mette nelle condizioni di essere, individui maturi, competenti, capaci, perché non ci dà la possibilità di fare. Ci fa sentire inutili, ci toglie la dignità. E chi, ditemi, e per cosa, si martirizzerebbe per essa?

intervista hostelbookers - viaggiare low cost

Laura, ex Erasmus, ci racconta come nasce HostelBookers, sito ideale per prenotare vacanze low-cost

Laura, raccontaci come è nato HostelBookers.

HostelBookers nasce nel 2004 in un ostello di Londra, il famoso Generator Hostel. Nel 2003 il nostro ufficio era in un ostello e ci lavoravano appena sei persone. Sul sito si potevano prenotare appena qualche decina di ostelli, per la maggior parte a Londra e in Europa. Ora il sito può contare su quasi 23 mila strutture ricettive e oltre 3.500 località nel mondo, è tradotto in undici lingue, raccoglie migliaia di recensioni degli ospiti e foto e video ad alta risoluzione delle strutture.

A chi si rivolge il sito? Qual è il vostro target di riferimento?

HostelBookers è un sito che offre la possibilità di prenotare ostelli, B&B e hotel economici in Italia e nel mondo: per questo motivo il nostro target è molto vasto. Infatti ormai, indipendentemente dall’età, si cerca sempre di viaggiare risparmiando. Anche se il nostro sito è stato inizialmente concepito come un sito per la prenotazione di ostelli, in realtà in questi anni tantissimi tipi di strutture ricettive si sono associate con noi. HostelBookers adesso è in grado di venire incontro alle esigenze di tantissimi tipologie di viaggiatori, dalla famiglia che vuole risparmiare allo studente che parte per l’Erasmus o l’Interrail. Inoltre bisogna tener presente il fatto che gli ostelli non sono più stanzoni con letti a castello che ospitano solo i giovanissimi; adesso quasi tutti gli ostelli hanno stanze private con bagno in camera, bar, ristoranti, lounge area, oltre ad essere luogo di eventi e feste ideali per i viaggiatori che vogliono socializzare. Infine tantissimi ostelli sono stati ristrutturati e decorati in modo artistico e con stile, mentre altri hanno un design all’avanguardia o sono situati in edifici particolari come ex prigioni, navi, ex conventi, etc. Sul nostro blog spesso raccontiamo le caratteristiche degli ostelli: abbiamo stilato varie classifiche, dagli ostelli più gay friendly, agli ostelli solo per ragazze fino a quelli ideali per famiglie o per surfers. Insomma ogni nicchia di viaggiatori può trovare l’alloggio ideale.

Dove si trova la società? E quali sono le peculiarità di chi ci lavora?

L’unica sede di HostelBookers si trova a Londra nella zona di Holborn, tra il West end e la City. In totale vi lavorano un centinaio di persone di cui un buon 50% non inglesi e gli italiani ovviamente sono il gruppo più numeroso. L’età media dei dipendenti è molto bassa, se paragonata alla media delle aziende italiane. Direi che la media è intorno ai 25/26 anni, del resto il direttore generale ha solo 36 anni. Per quanto riguarda la formazione dipende molto dai dipartimenti. Nel dipartimento marketing sono tutti laureati, ma hanno background abbastanza vari. Qui a Londra c’è tantissima flessibilità da questo punto di vista, non come in Italia dove la tua laurea ti etichetta e inquadra per tutta la vita. Per fare un esempio: il nostro direttore marketing è laureato in psicologia.

Che rapporto avete col mondo degli Erasmus?

Ci stiamo lavorando molto e abbiamo vari progetti in mente. Per questo il mese scorso abbiamo lanciato un piccolo contest dedicato proprio all’Erasmus. Sappiamo che gli studenti Erasmus sono moltissimi, soprattutto in Italia e in Spagna, e sono proprio quella nicchia di mercato che prenota ostelli e ha bisogno di risparmiare in viaggio ed è quindi il target ideale a cui vogliamo puntare. Inoltre il nostro prodotto e l’immagine del nostro brand è molto vicino alla spirito dell’Erasmus. Il nostro ufficio è una sorta di Erasmus perenne. Per il prossimo anno vorremmo provare a collaborare con le università italiane e magari offrire premi o borse di studio per gli studenti Erasmus, ma in Italia ci sono ancora tante barriere per questo tipo di collaborazione, purtroppo.

Organizzate iniziative speciali per i giovani che viaggiano?

Abbiamo sconti, promozioni speciali e concorsi tutto l’anno, ma rivolti a tutti e non solo ai giovani.

Avete partnership con università e associazioni? Ospitate studenti universitari con stage e tirocini?

In UK la legge è molto ferrea sugli stage ed è illegale avere stagisti che lavorino gratuitamente oppure abusare degli stagisti facendoli lavorare come dei dipendenti. Quindi sono stati quasi del tutto banditi qui da noi. Noi preferiamo assumere direttamente un neo-laureato o chiunque abbia la passione per internet e i viaggi e dargli in azienda la formazione necessaria.

Di che cosa si occupa il blog?

Il blog (http://blog-it.hostelbookers.com/) si occupa di viaggi low cost, reportage, consigli su come risparmiare e trascorrere 48 ore nelle capitali del mondo, tipologie di ostelli, eventi, e di tantissime altre curiosità e suggerimenti sulle località di tutto il mondo.

Come siete presenti sui social network?

Abbiamo sei account in sei diverse lingue (inglese, italiano, spagnolo, tedesco, portoghese e francese) per Facebook http://www.facebook.com/hostelbookers.italia e Twitter https://twitter.com/#!/ostelli . Inoltre in italiano siamo anche presenti su Foursquare https://it.foursquare.com/ostelli. In inglese abbiamo anche un canale Youtube.

In quante lingue è tradotto il sito? Ci sono contenuti particolari per ogni nazione?

Il sito è tradotto in undici lingue, ma curiamo i contenuti, il blog e lanciamo campagne solo in cinque lingue oltre all’inglese: italiano, spagnolo, tedesco, portoghese e francese.

In quale nazione siete più “forti”?

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti ovviamente. Il sito è stato lanciato in altre lingue solo due anni fa, ma le cose stanno andando piuttosto bene. Il mercato italiano è più complicato vista la scarsa diffusione degli acquisti on line e la diffidenza nell’utilizzare la propria carta di credito on line. Inoltre il web italiano è pieno zeppo di spam e di siti di scarsa qualità che con metodi poco etici spesso riescono ad aggirare l’algoritmo di Google e a posizionarsi nelle prime posizioni nelle ricerche degli utenti, pur essendo poco affidabili.

concorso erasmus hostelbookers

Sei un (ex) Erasmus? Vola con HostelBookers!

Stai facendo l’Erasmus o sei uno dei tanti ex-Erasmus sparsi per il mondo? HostelBookers ha appena lanciato un concorso a premi dedicato agli Erasmus. Puoi vincere un voucher Ryanair del valore di 150 euro!

Come partecipare al concorso

Per partecipare al concorso basta caricare una foto o un video del tuo Erasmus sulla pagina facebook italiana di HostelBookers http://www.facebook.com/hostelbookers.italia taggando gli amici che erano o sono in Erasmus con te e specificando l’universitá di accoglienza e l’anno in cui hai fatto l’Erasmus.

Tra tutte le foto e video inviati entro il 13 novembre, verrà scelto quello che meglio rispecchia lo spirito Erasmus.

Maggiori informazioni su: http://blog-it.hostelbookers.com/eventi/erasmus-2011/.